la lotta delle donne maya


Ricevo da Stefania G. e pubblico.

“Il Guatemala è al 1° posto in America Latina per numero di “femminicidi”, con oltre 700 donne assassinate ogni anno, nella maggior parte dei casi (61%) per mano di mariti, conviventi o altri familiari che restano del tutto impuniti. La cultura machista e razzista che discrimina le donne è diffusa a tutti i livelli sociali, inclusi poliziotti, funzionari del governo, operatori di giustizia e sanitari. Le donne, soprattutto quelle di origine maya – doppiamente discriminate in quanto indigene e in quanto donne – sono tenute segregate in casa, picchiate e stuprate fin da piccole, escluse dalla possibilità di studiare e lavorare, e costrette alla totale subordinazione economica. La situazione è grave soprattutto nel Quiché, nord-ovest del paese: una delle zone più povera e più colpita dalla guerra civile che per circa 40 anni ha insanguinato il Guatemala, lasciando un bilancio di 300.000 indigeni uccisi e un milione e mezzo costretti alla fuga, la maggior parte donne.

Oggi il conflitto ha lasciato uno strascico di violenze che colpisce soprattutto le maya ixhiles (una delle 22 popolazioni presenti nel paese, qui maggioritaria). Ma queste donne hanno deciso di reagire, dando vita a una Red, network di associazioni femminili impegnate a promuovere i diritti umani e di genere. Tra le iniziative della Red, sviluppate con l’associazione italiana Cisv (www.cisvto.org): accoglienza di donne in fuga dalle violenze domestiche, spesso con bambini al seguito, sostegno psicologico e legale, corsi di alfabetizzazione e formazione professionale, seminari per conoscere i propri diritti. La Red promuove anche l’educazione sessuale (qui il 50% delle ragazze diventa mamma prima della maggiore età e la mortalità materna è tra le più alte dell’America Latina), perché le donne sono poco consapevoli del proprio corpo e della propria sessualità, e sono gli uomini a decidere su numero e periodo di gravidanze.

Per dare migliori opportunità di vita alle donne ixhiles, la Red ha inaugurato da poco una Defensoria, cioè una casa d’accoglienza che comprende spazi per l’infanzia, laboratori e persino un auditorium e una caffetteria con area espositiva per le attività culturali.

Quest’anno grazie al sostegno Cisv si potranno attivare nel Quichè oltre una ventina di seminari, in parte destinati alla formazione diretta delle maya ixhiles, in parte per sensibilizzare le stesse autorità comunitarie, gli operatori di giustizia e sanitari, onde evitare che le donne rinuncino a denunciare gli abusi per non subire un trauma e una violenza aggiuntivi.

«La Rete sta oggi diventando punto di riferimento per l’intero territorio, riconosciuta anche da quelle istituzioni che inizialmente l’hanno ostacolata» spiega Juana Baca Velasco, coordinatrice dell’associazione. «Anche per questo, oltre a promuovere lo sviluppo integrale di donne, giovani e bambine, vogliamo contribuire a una cultura di pace e alla crescita di uno Stato democratico».

Per contribuire al progetto CISV contro la violenza alle donne in Guatemala:

– c/c postale n. 26032102

– c/c bancario Banca Etica Iban IT25 K 05018 01000 000000110668

intestati a CISV

– 5 x 1000 indicando il codice fiscale CISV 80101280016

Info: promozione@cisvto.org – www.cisvto.org

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